domenica 3 giugno 2007

Perchè questo titolo al blog

Solitamente ai blog si da per titolo qualcosa che possa ricondurre immediatamente all’autore, quindi si possono trovare ad esempio titoli come "nome’s blog", "nome’s spaces", o nick di svariato genere, conosciuti all’interno del gruppo di amici.

Perché ho quindi deciso di intitolarlo "Uno, nessuno, centomila…" (la "e" fra nessuno e centomila non è stata dimenticata)? E soprattutto, perché sto qui a spiegarlo? ^_^

Rispondo subito alla seconda domanda: a causa di Bruno =)

Mi spiego meglio. Ieri sera (anzi ieri notte, visto che era l'1.30) Bruno mi porge la seguente domanda: “Ma come mai questo titolo? Ha un senso?”.

Gli rispondo prima di tutto attraverso uno scambio di battute fra me e Jacobbe che rende perfettamente il concetto del perché questo titolo:

VIVIANA scrive: a cosa ti fa pensare il titolo del mio blog?
JACOBBE scrive: a Pirandello
VIVIANA scrive: e perchè questo titolo?
JACOBBE scrive: per il fatto delle personalità multiple, ogni giorno una random ?
VIVIANA scrive: si ok, anche se “random” non è proprio il termine che avrebbe utilizzato Pirandello, ma potrebbe rendere l’idea…

Da un quote di una chat, ad un quote decisamente più importante, tratto dal libro di L. Pirandello, "Uno, nessuno e centomila":

[...] Se per gli altri non ero quel che ora avevo creduto d'essere per me, chi ero io? [...]
L'idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo; uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori con occhi che non erano i miei e che mi davano un aspetto destinato a restarmi sempre estraneo, pur essendo in me, pur essendo il mio per loro (un "mio" dunque che non era per me!); una vita nella quale, pur essendo la mia per loro, io non potevo penetrare, quest'idea non mi diede più requie.
Come sopportare in me quest'estraneo? Quest'estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto della mia? [...]


Chi non ha mai provato la sensazione di ritrovarsi ad essere un estraneo per se stesso? Guardarsi intorno e non riconoscere la persona che si credeva di essere, in quello che dice, in quello che fa, in quello che pensa.
Un po' come succede a molti personaggi delle opere di Pirandello, si vive una vita che è solo frutto della propria immaginazione, si crede di essere una persona e invece agli occhi degli altri, di ciascuna persona che ogni giorno incontriamo, veniamo visti sotto molteplici aspetti, sempre diversi.
Non esiste solo la forma che l'io dà a sé stesso, nella società esistono anche le forme che ogni io dà a tutti gli altri. E in questa moltiplicazione l'io perde la sua individualità, da «uno» diviene «centomila» quindi «nessuno».

Siamo quindi solo la proiezione della nostra illusione, proiezione dai contorni così poco delineati da prestarsi ad un gioco di specchi che ci vede attori sulla scena della vita, pronti ad impersonare noi stessi, così unici nella nostra persona, così svariati per le persone alle quali, ogni giorno, rivolgiamo una parola o soltanto uno sguardo, o di cui addirittura non ci accorgiamo.

La società ha un'opinione su di noi, ma è l'opinione che noi abbiamo di noi stessi?
Il più delle volte le due cose non coincidono, anzi probabilmente mai.
Ed ecco che dalla certezza di essere noi, così unici e così speciali, ci accorgiamo di star recitando solo una parte che ci siamo cuciti per benino addosso, magari anche inconsapevolmente.

Inevitabilmente ci si ritrova a fingere: fingiamo quando sorridiamo ad una persona che non pensiamo meriti la nostra attenzione, fingiamo quando mostriamo di essere interessati a qualcosa mentre il pensiero è già lontano, fingiamo quando sorridiamo mentre dentro vorremmo urlare e scappare via, fingiamo quando mostriamo di non essere interessanti a qualcosa o a qualcuno, solo perchè la situazione lo richiede, fingiamo quando fingiamo di essere noi stessi...

E' una continua recita, un continuo cambio di maschera (le maschere, così tanto care a Pirandello) a secondo della persona che ci ritroviamo davanti.
Non è quindi forse meglio essere "nessuno", visto che l’essere "uno" si è rivelato un'illusione rispetto allo svelarsi delle "centomila" maschere?!?
Non rimane dunque che arrendersi all'evidenza, l'uomo non è "uno", almeno tanto quando la realtà non è oggettiva.

Detto ciò, spero di aver colmato almeno un po' la curiosità sul "perchè questo titolo" :)

E' evidente che adoro Pirandello, è un autore decisamente fuori dal tempo, che ha scritto 100 anni fa di una realtà che era attuale allora, almeno quanto lo sia adesso.
Probabilmente in futuro tornerò nuovamente su questo tema, principalmente per due motivi: su Pirandello c'è molto da dire, e il mio attore preferito interpreta spesso questo autore a teatro...

Alla prossima puntata ^_^

5 commenti:

Pepito ha detto...

Pensavo di non dover leggere più argomenti di questo tipo dopo essermi iscritto a Scienze ;)

Viviana86 ha detto...

La scienza e la filosofia hanno un confine molto sottile :)

Pepito ha detto...

Se me lo dicevi 3 anni fa mi iscrivevo ad Agraria ;)

Bruno ha detto...

Onoratissimo della dedica :P
Diciamo che è un titolo di protesta allora... bene, mi sembra giusto... ma tanto lo sai che un giorno epureremo il mondo dai malvagi e regneremo incontrastati in un nuovo mondo, libero da ingiustizie e da crimini! muahahha!

Viviana86 ha detto...

Ovvio Bruno, hai conservato una pagina di Death Note anche per me? ^_^